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Intervento del Vice Presidente della Regione Puglia Loredana Capone nell’ambito degli Stati Generali del commercio in Puglia

totemL’intervento è avvenuto durante il  Focus Group promosso dalla Confcommercio Puglia tenutosi a Mesagne il 9–10 Novembre 2009

Quando noi diciamo che la Puglia “punta” sul turismo, oltre che su una serie di attività connesse, che cosa diciamo? Diciamo che bisogna dare al consumatore – turista o residente – di una serie di prodotti e servizi di qualità che siano remunerativi per le imprese che li offrono.

Questo vuol dire intervenire sul commercio. Questo vuol dire che ad una persona che decide di aprire una propria attività dev’essere garantita la possibilità concreta di aprire quell’attività ma anche che deve avere un piano di attività ben strutturato e concorrenziale.

L’attuale crisi economica ha fatto allontanare alcuni esercenti della Grande Distribuzione dalla Puglia, ma per fortuna non abbiamo avuto grandi ripercussioni sul mondo del lavoro perché i livelli occupazionali sono stati garantiti.

L’incontro di oggi mira alla necessità di pensare a come si può strutturare un distretto commerciale, un’aggregazione interna alle città, costituita da esercenti commerciali che possano avere servizi ulteriori rispetto a quelli che hanno oggi.

Occorre sottolineare che la Puglia oggi è la regione in Italia che ha dato maggior peso ai consumatori, attraverso associazioni nazionali dei consumatori che sono cresciute e hanno trovato nella Regione un interlocutore forte in grado di venire incontro alle loro esigenze, potendosi così aggregare in un’associazione di secondo livello che si chiama “Istituto per il Consumo”, che ha sede a Bari e che raggruppa le associazioni di primo livello dei consumatori.

Ma questo rispetto passa solo attraverso la Grande Distribuzione? Io credo che stiamo riuscendo a sfatare lo stereotipo secondo cui la grande distribuzione tuteli di più gli interessi e diritti dei consumatori rispetto a quanto non facciamo i piccoli esercenti.

Vediamo le priorità di questo incontro di oggi.

Una di queste priorità è rappresentata dall’esercizio del mercato su aree pubbliche. La Regione Puglia è riuscita a superare diversi ostacoli alla riqualificazione con una serie di bandi che finanziano consorzi di imprese in grado di  migliorare gli assetti dei mercati su aree pubbliche.

Altro obiettivo è quello di combattere l’abusivismo che si realizza sulle aree pubbliche, la mancanza di organizzazione e la mancanza di strutture. Ma oltre la lotta, servono anche quelle regole che maturano da un modo diverso di stare insieme, perché fanno parte della Puglia che vogliamo, fanno parte anche del rispetto della tradizione dei luoghi.

Questo tassello fa parte degli Stati generali, perché se noi vogliamo essere come le migliori realtà europee anche su queste aree, noi dobbiamo strutturarci in modo da esserlo, non viene da solo e vorrei dire che nessun Comune lo pratica da solo.

Il vantaggio che ha ottenuto la Regione non è stato soltanto quello di avere migliori aree destinate al mercato su aree pubbliche, ma è stato anche quello di avere consorzi di imprese che si sono associate per fare servizi comuni. Considero già questo è un valore di per sé.

Qual è il tipo di commercio che noi vogliamo all’interno della città?

Gli Stati generali sono una sfida e una riflessione: la sfida è quella di piani per il commercio che colleghino con chiarezza l’urbanistica e i servizi, in maniera tale che sono concepibili centri commerciali soltanto là dove facciano parte di politiche integrate di sviluppo. Una riflessione perché la politica si deve porre degli obiettivi che siano generali e di coordinamento delle politiche.

Come? Esiste una formula? Oggi non c’è in Italia una formula, ci sono tante eccellenze: ci sono città che hanno buoni mercati, centri storici coordinati, ma non esiste una formula. Noi dovremo essere capaci di arrivare ad un nostro modello.

Noi dobbiamo concepire questi Stati Generali in maniera tale da arrivare ad una programmazione “tipo”, per aiutare i Comuni ad occuparsi culturalmente del commercio, non elettoralmente. Occuparsene culturalmente vuol dire non fare le speculazioni immobiliari perché non tutelano il mercato.

Forse può dare qualche esito temporaneo – servire in campagna elettorale o alla clientela – ma nel luogo periodo cosa rimane di quell’operazione staccata dal tessuto urbano?

Inoltre qui dobbiamo affrontare il tema del lavoro e il tema delle aperture domenicali.

Tutte queste valutazioni sono al vostro vaglio e sono molto felice che sarete voi ad esaminare questi problemi e a darci una soluzione.

Contate non solo su un’attenzione e su un ascolto, ma anche su la partecipazione responsabile di questa Amministrazione, convinti che forse nei prossimi quattro mesi non potremo fare tutto ma comunque si possono porre le basi per proseguire il lavoro in seguito.

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